Da Avvenire del 29 Novembre 2012

Non esiste un diritto a non nascere se non si è sani Non esiste un «diritto a non nascere se non si è sani». Né può sussistere il diritto di abortire il feto solo perché non è perfetto. È dunque una «sentenza assurda» quella della Corte di Cassazione (16754 del 2 ottobre, III Sezione civile) che ha invece stabilito un risarcimento a una coppia per il fatto che la figlia era affetta dalla sindrome di down. La madre non era stata informata correttamente durante la gravidanza e quindi – questa la tesi della Corte – non è stata messa nelle condizioni di poter decidere se abortire. Al pronunciamento che apre le porte all’eugenetica si aggiunge poi «l’assordante silenzio e l’accettazione passiva da parte del presidente della Repubblica e del governo, e questo ci fa pensare che la nostra Carta costituzionale non sia più valida, che

L’Associazione dei ginecologi cattolici denuncia la gravità della recente sentenza emessa dalla Cassazione sul figlio down

l’antinazismo è ormai superato e l’eugenismo non è più un crimine contro l’umanità». È perentoria la lettera aperta che l’Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici (Aigoc) ha inviato al presidente Napolitano in qualità di primo garante della Costituzione e presidente del Consiglio superiore della magistratura, invocando il suo intervento perché «contrasti questa deriva eugenetica». La legge 194, spiega infatti il presidente Aigoc Giuseppe Noia, «stabilisce che la donna può abortire non perché il bambino sia malformato maperché la malformazione crea un danno fisico e psichico alla sua salute. Un giro di parole per dire che non si tratta di eugenetica. Questa volta però la sentenza è frontale, supera anche questo escamotage ipocrita e, sanzionando il medico, riconosce addirittura il fatto che il bambino deve essere ucciso perché è malformato, e che esiste quindi il diritto a non nascere. Non possiamo accettarlo». Non si tratta certo di un problema di tipo ideologico. Tant’è vero che «in nessuna legislazione del mondo esiste il diritto a non nascere. Persino la laica Francia – continua Noia – dieci anni fa in presenza di un caso simile con un decreto legislativo ha limitato le asserzioni che erano foriere di una cultura discriminatoria».

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