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Dalla consulta un nuovo, durissimo attacco alla dignità umana ed allo spirito della Costituzione Italiana PDF Stampa E-mail

 

COMUNICATO A.I.G.O.C. N.3/2014 del 11 Aprile 2014

 

fecondazione eterologa comunicato a.i.g.o.c. 3/2014Il Consiglio Direttivo dell’AIGOC di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale di ieri, che dichiara incostituzionale il divieto della fecondazione eterologa della legge 40/2004, unanimemente esprime la propria amarezza e tristezza nel prendere atto che con questa ulteriore sentenza la Corte Costituzionale decreta la totale reificazione e mercificazione della persona umana in evidente contrasto con lo spirito che animò i Padri Costituenti nella stesura della nostra Carta Costituzionale e i Rappresentanti dei Popoli che avevano sperimentato i disastri della dittatura e dell’eugenetica nella stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

 

Come ripetutamente abbiamo affermato con l’approvazione della legge 40/2004 e l’introduzione in Italia della fecondazione in vitro – anche a carico del Servizio Sanitario Nazionale! - la difesa della dignità e della vita umana aveva già subito un duro colpo perché il potere di produrre nuove vite umane veniva affidato alle mani dei biologi e della tecnologia.

 

Un colpo ancora più grave è stato inferto dalla Consulta nel 200 con la sentenza che ha abolito il limite di embrioni da produrre e trasferire in utero e consente la produzione di embrioni in numero superiore a quello che si pensa di trasferire in utero e la possibilità di crioconservarli, dimostrando nei fatti che l’embrione non è affatto tutelato nel suo diritto alla vita e che l’unica preoccupazione della Corte è quella di tutelare il fantomatico diritto della coppia ad avere un figlio a qualunque costo.

 

Con la sentenza di ieri la Consulta ha di fatto decretato che il desiderio di una coppia di avere un figlio può essere soddisfatto anche comprando – come già avviene in altre nazioni – ovuli o spermatozoi o addirittura direttamente uno o più figli o affittando l’utero di una donna per nove mesi approfittando della sua povertà o del suo bisogno di danaro senza preoccuparsi delle ripercussioni psicologiche che la stessa donna può manifestare nel tempo.

La persona umana più indifesa e bisognosa di tutela da parte dello Stato diventa una merce da consumo, che si può comprare e buttare via se non ha le caratteristiche richieste; la donna diventa anch’essa un contenitore, un oggetto che si può affittare e poi abbandonare a sé stessa: la dignità umana viene calpestata mentre si declama il rispetto dei diritti civili ed una nuova e più disumana forma di schiavismo viene di fatto autorizzata e fatta passare per conquista civile.

 

D’altronde è proprio mentre nel gennaio di quest’anno (28/01/2014) il British Medical Journal riporta la posizione di chi fa fecondazione artificiale da 30 anni ( Centri di Amsterdam, di Aberdeen e di Adelaide, in Australia) che afferma che vi è il 90% di rischio in più di morte perinatale, il 70% di rischio in più di malformazioni congenite e il 50% di rischio in più di nascite pre-termine. Conclude: “Stiamo utilizzando troppo la fecondazione assistita?”

La fecondazione in vitro sia omologa che eterologa - lo riaffermiamo ancora una volta – non è una terapia della sterilità coniugale, ma una tecnica alternativa di produzione umana, la cui efficacia tra l’altro è molto bassa e tale si è mantenuta nel tempo: i dati forniti dal Ministro della Salute relativi all’anno 2011 mostrano chiaramente che la percentuale tra nati vivi (9.657) ed embrioni trasferiti in utero (99.251) è del 9,6% e quella ancor più veritiera tra nati vivi ed embrioni prodotti e scongelati (170.107) del 6,38%.

 

Non ci resta che augurarci che di fronte a questi pericoli il Governo ed il Parlamento non restino passivi e conniventi come in precedenti pronunciamenti della Consulta e di altri Giudici, che si sono sostituiti ai Legislatori.

 

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