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Norlevo abortivo? Il Tar dice no PDF Stampa E-mail

 

Il giudici respingono il ricorso contro la "pillola del giorno dopo".

 

L'ordinanza non tiene conto che la scienza è divisa.
E le associazioni che avevano impugnato il nuovo "bugiardino" annunciano battaglia.

 

Non occorre una laurea in medicina per intuire che un farmaco ideato allo scopo di impedire una gravidanza se assunto prima di un rapporto sessuale si chiama contraccettivo ma quando viene assimilato subito dopo diventa per forza di cose potenzialmente abortivo, visto che la sua azione è orientata a impedire l’annidamento dell’ovulo eventualmente fecondato e quindi di causare la morte della vita umana appena sbocciata. Eppure il concetto è tutt’altro che condiviso.

 

Il motivo dell’intervento è il ricorso al Tar del Lazio per sospendere gli effetti della delibera Aifa (operativa dal 4 febbraio) avanzato il 1° aprile da cinque associazioni d’ispirazione cattolica: Giuristi per la vita, Farmacisti cattolici, Forum delle famiglie, Ginecologi cattolici A.I.G.O.C. e Pro Vita. Senza dettagliare quali siano questi «recenti studi», quanto siano autorevoli e soprattutto ignorando altre 119 ricerche di cui erano stati messi al corrente dai ricorrenti con un corposo dossier, i giudici amministrativi hanno deciso giovedì di respingere l’istanza cautelare salvando il discusso foglietto che per anni aveva chiarito che il Norlevo (da assumere entro 72 ore dal rapporto "a rischio" di gravidanza) «potrebbe anche impedire l’impianto» dell’embrione.

 

Di «scienza manipolata» parla senza mezzi termini il presidente dei ginecologi cattolici Giuseppe Noia: «L’efficienza del farmaco – aggiunge – dipende dai tempi di assunzione: quanto più ci si avvicina al termine delle 72 ore, e a maggior ragione dopo averle superate, tanto più cresce la probabilità che si registri una gravidanza. Dunque, è persino banale concludere che se c’è stato un concepimento il farmaco è abortivo».

 

Leggi l'articolo completo tratto da Avvenire del 31 Maggio 2014...

 

 

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