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L’Italia è ancora una repubblica democratica in cui il popolo è sovrano o un regime oligarchico? PDF Stampa E-mail

 

COMUNICATO A.I.G.O.C. N.4/2014 del 25 Giugno 2014

 

italiaDopo i magistrati anche i presidenti di giunta regionale si arrogano il diritto di legiferare e di privare i cittadini dei loro diritti costituzionali.

I Soci dell’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riuniti oggi a Roma in Assemblea Straordinaria, dopo aver letto e sentito quanto i mass media riferiscono sul decreto  “RETE PER LA SALUTE DELLA DONNA, DELLA COPPIA E DEL BAMBINO: RIDEFINIZIONE E RIORDINO DELLE FUNZIONI E DELLE ATTIVITÀ DEI CONSULTORI FAMILIARI REGIONALI”, emesso dal presidente Nicola Zingaretti, in qualità di Commissario ad Acta per la Sanità della Regione Lazio hanno dato mandato al Consiglio Direttivo di emettere un Comunicato stampa per stigmatizzare la manifesta violazione della legge 194 e del diritto di “obiezione di coscienza” garantito dalla ancora vigente Costituzione Italiana operata dallo Zingaretti.

 

Contrariamente a quanto affermato dai fautori dell’aborto libero e del presunto diritto di aborto e dai mass media - alcuni dei quali mantenuti in vita dai soldi di tutti i contribuenti italiani – l’ art. 9 della legge 194/1078  garantisce il diritto di “obiezione di coscienza” affermando in modo inequivocabile che “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione”.

 

Se il Legislatore avesse voluto limitare il diritto di “obiezione di coscienza” ai soli interventi per l’interruzione della gravidanza non avrebbe prima scritto nell’articolo 9 che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7!


L’articolo 5, infatti, parla espressamente del documento da rilasciare alla donna per potersi recare dopo sette giorni in ospedale per sottoporsi all’aborto volontario nei primi 90 giorni di gravidanza; mentre l’articolo 7 tratta del certificato medico attestante l’esistenza dei processi patologici che determinano un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna, che le consente di abortire volontariamente dopo il 90° giorno di gravidanza.

 

Il richiamo esplicito agli artt. 5 e 7 della legge 194 nell’articolo 9 – contrariamente a quello che il Commissario ad acta Zingaretti vuole credere e con lui i ginecologi schierati a favore dell’aborto libero e gli operatori dell’informazione che non rispettano neanche il significato delle parole ! – è un chiaro ed inequivocabile segno che il Legislatore ha ritenuto nello scrivere questa mortifera legge (non dimentichiamo che ha già mietuto circa sei milioni di vittime innocenti !) aveva ben chiaro che dal punto di vista etico il rilascio dell’attestato di cui all’art. 5 o del certificato di cui all’art. 7 si configurava come una partecipazione diretta all’aborto volontario stesso, per cui nessun cittadino che ritiene l’aborto l’uccisione di un essere umano innocente, indifeso e debole, poteva e possa in alcun modo essere costretto a prendere parte al processo che inizia con il rilascio dell’attestato e si conclude o con la somministrazione della RU486 o con l’intervento chirurgico.

 

In una legge mortifera, totalmente ingiusta, disastrosa per la salute di milioni di donne, di coppie, di famiglie e dello stesso Stato, che vive un gelo demografico che già crea molti problemi assistenziali e previdenziali, l’art. 9 è di una linearità e chiarezza da non prestarsi ad alcuna manipolazione linguistica o camuffamento, per cui il decreto Zingaretti per noi si configura come un abuso di potere ed un manifesto mobbing nei confronti degli Operatori Sanitari della Regione Lazio, perché non è suo potere modificare una legge dello stato!

 

Le motivazioni addotte sono false, come chiaramente ha dimostrato l’ultima relazione al Parlamento sulla legge 194/1978 del Ministro della salute del 13 settembre 2013.

 

I motivi sono esclusivamente ideologici come dimostra anche il tentativo di privare i medici del diritto di agire sempre “secondo scienza e coscienza” cercando di imporre loro la prescrizione di pillole del giorno dopo o di contraccettivi potenzialmente abortivi.

 

Vogliamo sperare che l’abuso di potere e l’arroganza dell’Amministratore non diventi norma di vita nella nostra Italia, già gravemente depauperata di riferimenti valoriali per le Giovani Generazioni, e che il presidente Nicola Zingaretti sia prontamente indotto a ritirare il decreto emesso in evidente violazione dei suoi poteri e dell’art. 9 della stessa legge 194/1978.

 

Roma, 25 giugno 2014

 

 

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