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Una Vita lunga mezz’ora “Ma ne è valsa la pena” PDF Stampa E-mail

Giuseppe Noia, presidente dei ginecologi cattolici, racconta la lezione di Emanuele ai genitori e ai medici.

trisomia 13Nella biblioteca del “Dipartimento Tutela salute della donna e della vita nascente, del bambino e dell’adolescente”
eravamo in 13: ginecologi, neonatologi, bioeticisti, ostetriche, specializzandi, responsabili della sala parto, riuniti per parlare di Emanuele, il bimbo con Trisomia 13, che di lì a pochi giorni avrebbe visto la luce. Tredici persone per un bambino con Trisomia 13, quasi auna cabala. Il grembo materno e paterno lo aveva comunque accolto, pur nella sua diversità numerica di cromosomi e pur nella consapevolezza che la diagnosi connotava una storia naturale infausta, di un bimbo che, purtroppo, sarebbe stato incompatibile con la vita (…)

 

Emanuele è nato dopo 10 giorni dalla nostra riunione e con travaglio spontaneo, è stato battezzato, abbracciato ed accolto dai suoi genitori, ed è morto dopo mezz’ora. Anche lui solo mezz’ora: ma quanta pace nel cuore dei genitori. In un periodo in cui si respira sempre di più l’aria della sindrome da feto perfetto, impegnando energie e risorse economiche della scienza prenatale solo sulla diagnosi delle malattie e non altrettanto vigore sulle possibilità di cura e di terapia, si consegna alle coppie una medicina senza speranza, aumentando il carico di solitudine e di individualismo. Mentre tutto questo avviene 13 medici discutono per due ore sulla nascita di un bimbo con Trisomia 13, sulla nascita di un feto imperfetto sul piano cromosomico e quindi incompatibile con la vita ma non così per Dio (…)

 

Leggi l'articolo completo tratto da Avvenire del 11 Dicembre 2014...

 

 

 

 

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