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La fecondazione extracorporea nel 2014 fa registrare il numero massimo di embrioni sacrificati e crioconservati PDF Stampa E-mail

 

COMUNICATO STAMPA A.I.G.O.C. n.3-2016 DEL 11 LUGLIO 2016

 

Anche quest’anno la Relazione presentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento sull’attuazione della legge 40/2004 nell’anno 2014 oltre a confermare il triste primato, detenuto da 5 anni, cioè che le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani, fa registrare una significativa impennata rispetto agli anni precedenti del numero di embrioni sacrificati, 149.950, 6.180 in più rispetto al 2013, e degli embrioni crioconservati, 28.757, 6.614 in più rispetto al 2013!
E’ bene ricordare che la nostra analisi dei dati forniti dalla relazione si limita alle tecniche di II e III livello, cioè alle tecniche di fecondazione extracorporea, che espongono a morte certa la stragrande maggioranza degli embrioni prodotti in laboratorio.

 

 

 

 

La tabella sopra riportata sintetizza l’andamento nel tempo degli effetti negativi della fecondazione extracorporea, che fa registrare un aumento costante delle coppie trattate (55.654), del numero totale degli embrioni sacrificati e di quelli crioconservati.
Per comprendere come si arriva ai 149.950 embrioni sacrificati bisogna andare a leggere la tab. 3.4.13 a pag. 106 della relazione, nella quale scopriamo che nel 2014 sono stati fecondati 170.629 dei 238.427 ovociti inseminati, ai quali vanno sommati i 16.536 embrioni scongelati (tab. 3.4.16 pag. 107) ed i 2.518 embrioni formati dopo scongelamento di ovociti (tab. 3.4.25 pag. 116) e sottratti i 10.976 nati vivi ed i 28.757 embrioni crioconservati.
Questi 149.950 rappresentano l’altissimo costo in vite umane delle tecniche di fecondazione extracorporea, che le rende umanamente inaccettabili e che - purtroppo! – viene ancora poco considerato dai nostri Parlamentari, dal Ministro della Salute, dal Governo, dai mass media, da tanti medici e dagli educatori.

L’altro dato allarmante è la costante crescita del numero degli embrioni crioconservati, che nel 2014 è notevolmente aumentato fino a 28.757: è questo un segno evidente della poca considerazione che il Parlamento ed il Governo hanno della dignità di questi embrioni e dell’enunciato dell’art. 1 della legge 40/2004! Nel nostro opuscolo “Riflessioni osservazioni suggerimenti sui ddl presentati al Parlamento sulla PMA eterologa …” del 23 settembre 2014 a pag. 11 abbiamo scritto “anzi è necessario esplicitare nella legge
che dopo la sua entrata in vigore alla luce del crescente numero di embrioni crioconservati osservato dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha ne eliminato il limite, La donna e la coppia per poter procedere ad una eventuale crioconservazione di embrioni devono espressamente sottoscrivere nel consenso informato che si impegnano a trasferire in utero gli embrioni prodotti in eccesso e crioconservati anche in caso di buon esito del primo trasferimento e/o di nascita in modo naturale di altri figli, a pagare le spese necessarie per tutta la durata della crioconservazione (il cui ammontare va valutato e dettagliatamente specificato nel consenso informato al quale va allegata la fotocopia del bonifico bancario in un apposito ccb del deposito anticipato della somma pari al costo di tre anni di crioconservazione)*. Nel caso di separazione e/o divorzio o rottura della convivenza per la donna/madre permane l’obbligo di procedere all’impianto degli embrioni crioconservati, che continuano ad essere loro figli anche se molto piccoli ed invisibili ad occhio nudo, mentre per l’uomo/padre permane l’obbligo di fornire tutti i mezzi di sostentamento necessari a questi figli come si conviene per i figli già nati comprendendo anche le spese della crioconservazione degli stessi. In caso di mancato trasferimento in utero di questi loro figli crioconservati alla coppia viene comminata la stessa pena prevista per l’abbandono di minori (art. 591 c.p.).”
Ritenendo quanto prima riportato l’unico modo praticabile per contenere questo crescente, ingiustificato ed ingiustificabile aumento del ricorso alla crioconservazione degli embrioni lo riproponiamo all’attenzione dei Parlamentari e del Ministro della Salute.
La relazione evidenzia, inoltre, una diminuzione del numero delle donne di età ≤ 34 anni, che nel 2014 hanno fatto ricorso alla fecondazione extracorporea ed un significativo aumento delle donne con età superiore a 40 anni che si sono sottoposte a queste tecniche, per cui l’età media delle donne nel 2014 è stata 36,7 anni, nettamente superiore a quella che le stesse linee guida 2015 emanate dal Ministro Lorenzin indicano come età critica.
L’aumento progressivo delle pazienti con più di 40 anni che iniziano un ciclo con le tecniche a fresco: sono il 32,9% nel 2014, rispetto al 31,0% nel 2013, e al 20,7% del 2005 - dato fra i più elevati tra i paesi europei! - deve far molto riflettere se si tiene conto che nel gruppo di donne di età 40-42 anni c’è un minore tasso di gravidanze a fresco ottenute (13,2%), che scende al 5,3% nelle donne con età superiore a 43 anni, che il maggior numero di sospensioni sia prima del prelievo ovocitario che dopo si hanno in queste stesse donne, che l’insuccesso delle gravidanze insorte dopo fecondazione extracorporea cresce notevolmente nelle donne di età compresa tra 40-42 (35,9%) per raggiungere il 49,5% dai 43 anni in su!
Mentre c’è il confronto Governo/Regioni per la promulgazione dei nuovi LEA non riusciamo a comprendere come in un momento di crisi economica, che costringe tanti cittadini a rinunciare a farmaci e ad esami necessari per impossibilità di pagare il ticket e per le lunghe attese si possa solo pensare di mettere nei LEA a carico del SSN tecniche di fecondazione extracorporea, che oltre a non essere terapia della sterilità e dell’infertilità di coppia, hanno una bassa efficacia (solo 16,54 coppie/100 che si sono sottoposte a queste tecniche - ed il 20,1% di esse per più cicli - ha avuto la possibilità di avere un figlio in braccio!) e di offrire queste prestazioni anche al 31% delle donne trattate con età superiore a 40 anni, di cui l’8,2% di età superiore ai 43 anni, età in cui nel 2014 solo il 2,83% ha avuto un figlio in braccio!
La relazione ministeriale presenta ancora ed in modo più evidente le carenze già più volte segnalate nei comunicati degli anni precedenti.
Ci auguriamo che il fertility day del prossimo 22 settembre non diventi una vetrina delle tecniche e dei centri di riproduzione umana, ma che sia un momento di riscoperta della bellezza della fertilità umana e del bisogno improcrastinabile di conoscerla, preservarla dai numerosi rischi presenti nel nostro tempo, rispettarne i ritmi in essa presenti mettendo i giovani in condizioni di poter procreare nell’età migliore, imparare a conoscere ed utilizzare le informazioni che essa ci offre secondo i bisogni della coppia (ottenere, rinviare od evitare la gravidanza) valorizzando i Metodi Naturali di Regolazione Naturale della Famiglia, che oltre ad essere molto efficaci, scientificamente provati, ecologici vengono insegnati gratuitamente.

 

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