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Crioconservazione del tessuto ovarico PDF Stampa E-mail

 

COMUNICATO  STAMPA  A.I.G.O.C. n.4-2016  DEL 15  LUGLIO  2016

 

crioconservazione 150716Abbiamo letto con molta attenzione la richiesta, che l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), la SIE (Società Italiana di Endocrinologia) e la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) hanno incluso nelle Raccomandazioni sull’Oncofertilità presentate a Roma in un incontro con i giornalisti il 12 luglio u.s. .

Mentre riteniamo molto importante richiamare l’attenzione del Ministro della Salute e dei Responsabili Regionali della Sanità sul come preservare la fertilità nelle donne e negli uomini  under 40 affetti da patologia oncologica, che necessitino di trattamenti antineoplastici, rimaniamo sorpresi dall’unidirezionalità delle vie presentate e dall’apparato che si vuole impiantare , che non sempre è garanzia del raggiungimento  nei tempi previsti degli obiettivi prefissati e dell’efficacia scientifica dei risultati sperati.

 

 

Per quanto riguarda le donne, che sono le più numerose ad avere bisogno di questi trattamenti ci sorprende non vedere indicato il trattamento principe, quello che scientificamente può essere definito tale perché permette di ripristinare nella donna dopo i trattamenti antineoplastici la sua fertilità e la sua capacità riproduttiva e che non richiede neanche di procrastinare i trattamenti antineoplastici.
Ci riferiamo alla crioconservazione del tessuto ovarico, che può essere reimpiantato nell’ovaio della stessa donna dopo il completamento dei trattamenti antineoplasici – anche a distanza di dieci anni! – e che riprende a funzionare ciclicamente, a far maturare e liberare una cellula uovo matura, che può essere naturalmente fecondata (con un rapporto sessuale) e portare ad una gravidanza e ad un parto naturale.
    Il prelievo del tessuto ovarico da crioconservare può essere fatto tempestivamente con una video laparoscopia e opo poco tempo possono essere iniziati i trattamenti antineoplastici.

 

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