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Gesto di carità, per noi medici obiettori non cambia nulla PDF Stampa E-mail

 

Noia, presidente dei ginecologi e ostetrici cattolici italiani: in mala fede chi strumentalizza


il-mattino 221116-1Papa Bergoglio non ha affatto sdoganato l’aborto, né lo ha derubricato a peccato di serie B. La gravità dell’interruzione di gravidanza, sia per chi
la pratica che per chi la porta a termine, resta inalterata. Ciò che invece muta, è la misericordia che la Chiesa concede a chi sbaglia: sarà d’ora in
poi più estesa ed accessibile a chi si pente, e intende redimersi». Giuseppe Noia, primario dell’Hospice perinatale del Policlinico Gemelli e presidente
dell’Associazione Ginecologi Ostetrici Cattolici, invita a non strumentalizzare l’apertura di Francesco.


Gli obiettori:
Per il presidente Aigoc Noia, in sala parto non cambierà nulla.

 

I casi limite:
Chi uccide la vita pecca anche se è generata da violenza.

 

È possibile però che Bergoglio abbia voluto cercare di offrire una via di fuga a quei medici obiettori, che si imbattono in gravidanze difficili, come quelle frutto di violenza?

«Non esiste caso difficile alcuno, che possa giustificare l’annientamento della vita. Ma non si tratta in questo caso di una semplice obiezione religiosa
o morale: è un fatto sostenuto da un’amplissima letteratura scientifica, che a bella posta si finge di ignorare».

 

Intende sostenere che anche dal punto di vista scientifico, una donna che ha subito violenza fa male ad abortire?

«Non si tratta di dottrina cattolica, lo ripeto.Numerosi studi scientifici hanno chiarito che se una donna ha subito violenza, e decide per tanto
di interrompere la gravidanza, viene assalita da enormi danni psichici che aggiungono un nuovo trauma al trauma subito. Davvero tuteliamo la salute della donna, che pure resta incinta in condizioni drammati che,se la priviamo di suo figlio?».

 

Alcuni,come i radicali, hanno salutato leparoledi Bergoglio come una salutare apertura intemadi aborto. Lo è anche per i medici finora obiettori, che potranno sentirsi più tutelati in coscienza?

«Praticare l’aborto resta un peccato gravissimo contro la vita. Non c’è alcun allentamento, né una qualche forma di via libera. Nelle parole di
Francesco, c’è semmai un incentivo al pentimento. Ora che i sacerdoti hanno la possibilità permanente di assolvere chi ha procurato l’aborto, la
fede è più prossima e vicina a chi pecca. Non occorre più cercare l’assoluzione del vescovo o dell’alto prelato, ma basta semplicemente andare in
Chiesa,motivati da un autentico pentimento. Bergoglio ha sanato un vulnus: meno gerarchie, più orizzontalità».

 

Alla luce delle sue valutazioni, non c’è dunque il rischio che le reali intenzioni di papa Francesco, proprio come accaduto in merito ad altri casi sensibili, possano essere lette come un riconoscimento parziale delle ragioni laiche e del diritto all’aborto?

«Papa Francesco ha introdotto anche in questo caso una chiara distinzione tra errore ed errante. L’errore, e cioè l’aborto, resta grave per chi lo procura, e chi lo conduce a termine. L’errante, e cioè chi pecca, può e dev’essere accolto se pentito. Si tratta di un progetto di misericordia, più ampia che in passato, verso chi sbaglia e vuole redimersi. Chi fraintende le parole del Papa,o vuole distorcerle intenzionalmente, non ha gioco facile perché
la verità alla fine, si impone sempre».


Medici non obiettori di coscienza e laicisti,non possono dunque sentirsi incoraggiati nell’intravedere in Francesco uno alleato per combattere più duramente gli obiettori?

«È un rischio che può configurarsi soltanto in presenza di disonestà intellettuale ».

 

 

 

 

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