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Diagnostica prenatale invasiva e terapia delle patologie emodinamiche del feto PDF Stampa E-mail

 

 

La possibilità di accedere al compartimento fetale con vari ed appropriati dispositivi (aghi, shunts, drenaggi), sotto guida ecografica e con rischio proporzionato per il feto e per la madre, ha reso possibile l'effettuazione di tutto il management clinico e terapeutico che è stato precedentemente descritto.

 

Le cordocentesi, amniocentesi, paracentesi, toracentesi, cistocentesi e pielocentesi fetali sono state attentamente valutate, sul piano rischio/beneficio, come metodologie invasive. La loro valutazione, inoltre, operata anche sul piano etico-morale, ha fatto sì che la condotta diagnostico-terapeutica si mantenesse lontana dal protagonismo tecnico e dall'accanimento terapeutico e, nel contempo, mirasse ad apportare reali benifici alla madre e al feto.

 

Per tale motivo, per ciascuna tecnica, viene quantificato il rischio proporzionato eticamente accettabile e viene effettuata un'accurata selezione dei casi da sottoporre ad accertamenti diagnostici invasivi. E' stato sempre richiesto il consenso informato alla paziente. La riprova di questo atteggiamento è data dal fatto che, a fronte di un altissimo numero di gravidanze ad alto rischio afferenti al nostro Centro, sono state effettuate 800 cordocentesi in 12 anni, 300 procedure multiple sui diversi distretti sierosi del feto, il posizionamento di 6 shunts (double-pig tail dello staff di Rodeck), ed effettuate 51 procedure invasive sull'apparato escretore del feto (cistocentesi e pielocentesi).

 

Ogni caso è stato sottoposto ad una valutazione globale sulla reale indicazione all'accertamento diagnostico, considerati i diversi consensus nazionali ed internazionali.

 

L'impegno si è esteso anche ad integrare la diagnostica non invasiva in patologie malformative, ritenute sino a pochi anni or sono con scarse prospettive di sopravvivenza. E’ da ricordare che ogni procedura diagnostica sul feto assume, di per sé, anche una valenza terapeutica perché, se da un lato si può studiare e quantificare il liquido drenato, dall’altro questa stessa tecnica opera un miglioramento dell’emodinamica fetale. Il conforto di questa impostazione è venuto dai risultati in una particolare patologia, molto complessa, come l'idrope fetale non immune.

 

Attraverso il drenaggio meccanico delle raccolte fluide si è ottenuto:

 

  • un miglioramento del ritorno venoso;
  • una diminuzione della pressione venosa centrale del feto;
  • una migliore compliance espansiva dei polmoni fetali e del diaframma;
  • un miglioramento della ipossia anossica, tipica di questa condizione.

 

Un altro aspetto che sintetizza l’utilità di queste procedure invasive è l’amniocentesi evacuativa (o amnioriduzione).

 

La detenzione della parete muscolare uterina comporta due importanti conseguenze: riduzione della possibilità di p-PROM e miglioramento della ipossia relativa nella camera intervillosa. In una condizione con alta mortalità perinatale come la sindrome da trasfusione feto-fetale (TTTS) la sopravvivenza fetale è passata dal 12 al 42%.

 

Una recente applicazione dell’amnioriduzione è stata effettuata in 8 casi di incontinenza del collo uterino, come ausilio ai cerchiaggi di emergenza per favorire il riposizionamento del sacco amniotico erniato.

 

L’infusione di soluzione fisiologica, invece, in caso di oligoamnios primitivo, permette di diagnosticare quelle condizioni di agenesia renale per le quali ogni successiva procedura rappresenterebbe un accanimento terapeutico. Inoltre, nell’oligoamnios secondario a p-PROM, l’amnioinfusione favorisce il washing delle concentrazioni batteriche e stimola, attraverso il meccanismo della deglutizione, quei processi biochimici che fondano la produzione del surfactante negli pneumociti di II tipo, con ovvio vantaggio dell’adattamento respiratorio del prematuro.

 

Nelle PROM, da 20 a 25 settimane la sopravvivenza è altamente significativa rispetto ad un gruppo di controllo omogeneo che aveva rifiutato questa metodica.

 

I dati relativi a questa procedura, dopo follow-up fino a 2 anni dalla nascita, sono stati pubblicati recentemente.

 

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