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Tossicodipendenza e gravidanza sieropositiva in ostetrica e ginecologia PDF Stampa E-mail

 

 

Negli anni 1978-85 il razionale è stato finalizzato al completamento del grande studio clinico, coordinato e finanziato dal CNR, sul problema della tossicodipendenza in gravidanza, in tutti i vari aspetti sociali, clinici e di ospedalizzazione (vedi 26, 29, 31, 34, 35, 36, 39, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 61, 62 tra le pubblicazioni su riviste e atti di congressi nazionali).

 

Negli anni successivi (1985-95) gli studi si sono indirizzati alla problematica della sieropositività da HIV in gravidanza.

 

Tale progetto di ricerca è stato espletato, in collaborazione con altri 5 Istituti (Clinica Ostetrica, Clinica Pediatrica, Clinica Neurologica, Servizio per le tossicodipenze ed alcolismo e Istituto di Malattie Infettive) e ha fornito al Ministero della Sanità un protocollo diagnostico, terapeutico e di intervento sul territorio nazionale.

 

E' stato inoltre impiegato, come modello interdisciplinare di gestione del fenomeno droga e del fenomeno AIDS in gravidanza, da numerosi Centri italiani (vedi 63, 64, tra le pubblicazioni su riviste e atti di congressi nazionali).

 

Tutti i dati relativi ai 250 casi di tossicodipendenti e/o sieropositive sono stati oggetto di pubblicazione su riviste nazionali ed internazionali, con numerosi inviti a congressi e conferenze. Il contributo dato a queste problematiche si può schematizzare in 3 concetti fondamentali:

 

  • il fenomeno droga è un problema medico-sociale e in gravidanza va affrontato come una patologia ad alto rischio ostetrico materno e fetale (IUGR, parti pretermine, morte endouterina). L' ospedalizzazione e i frequenti controlli ottengono buoni risultati in termini di mortalità perinatale, morbilità materna e accrescimento intrauterino del feto;

 

  • tutti gli aspetti medico-ostetrici vanno studiati ed integrati con il supporto psicologico senza ghettizzazioni o demonizzazioni. Le pazienti sieropositive impongono misure igieniche dal personale medico e paramedico e organizzazioni ambientali adeguate e pensate per "persone" (integrazione tra la necessità dell'isolamento e la dignità della socializzazione);

 

  • la gravida sieropositiva non ha rischi maggiori di aggravare la sua condizione di malattia né maggiore tendenza all'aborto spontaneo o alle malformazioni. Particolari cure vanno effettuate per prevenire il parto pretermine (fattore facilitante la trasmissione verticale) e il parto vaginale (iniziali studi sembrano indicare che il taglio cesareo diminuisce il rischio di trasmissione verticale).

 

Tali dati sono stati apprezzati dalla SIGO che ha invitato il nostro Istituto allo Studio Collaborativo Italiano, a sua volta afferente alla Studio Collaborativo Europeo (vedi 24, 29, 30, 34 tra le pubblicazioni su riviste e atti di congressi internazionali). Il tasso di trasmissione (14-18%), valutato sui dati dello Studio Collaborativo Italiano ed Europeo, più recentemente, ha subito un miglioramento grazie all’introduzione della terapia con AZT in gravidanza e al parto (attualmente la trasmissione verticale è stimata tra il 2% e il 4%).

 

Tutto ciò assume particolare importanza nel counseling alle coppie discordanti (madre sieropositiva – partner sieronegativo) che desiderano prole e che spesso trovano nell’evento “figlio” una condizione di riscatto e di rinascita.

 

Il Prof. Noia, inoltre, è stato nominato esperto per queste problematiche in una particolare commissione Pontificia, che ha stilato il documento "Dalla disperazione alla speranza".

 

 

 

 

 

 


 

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