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Se il chicco di grano PDF Stampa E-mail

 

embrioni congelati

Dinanzi all’episodio avvenuto al S. Filippo Neri con la perdita di 94 embrioni a causa di un errore tecnico sembra che si siano riaperti gli occhi del cuore della gente, dei media e di “certa” cultura negazionista dei diritti dell’embrione. Direi anzi di una cultura che non vuol vedere l’embrione attraverso un ottundimento delle proprie capacità sensoriali (gli occhi in particolare) che si rifiutano di vedere la realtà dell’umanità dell’embrione e della sua preziosità.


Ho aggiunto anche “sembra” perché dalla narcosi del cuore è difficile uscirne: si è indotto una sorta di irreparabile “coma” culturale, scientifico, etico e umano dove l’evidenze della scienza vengono volutamente ignorate, dove le pressioni del relativismo misero e becero fanno guardare al risultato,dove i compromessi politici tentano di negoziare valori non negoziabili e dove il dolore e la sofferenza delle coppie viene barattato con il detto machiavellico: “Il fine giustifica i mezzi!”.


Contro queste nefandezze sottili e pervasive della coscienza sociale avvengono fatti imprevisti che irrompono in maniera forte nella nostra vita quotidiana. “Se il chicco di grano non muore…”: c’è voluto il sacrificio di 94 vite sull’altare della tecnologia e della sua apparente efficienza perché le donne dicessero di sperimentare, con questa privazione, l’esperienza della separazione abortiva.


C’è voluto il sacrificio di 94 vite perché le famiglie lanciassero il messaggio che la sofferenza e il lutto non sono proporzionate alle dimensioni in grammi o centimetri dell’embrione ma sono proporzionali alla perdita della presenza del figlio. “In quel congelatore ci sono i miei figli”, abbiamo visto scritto sui giornali e questo grido di dolore penetra pesantemente nelle nostre coscienze, correlando il termine figlio al termine congelamento: il ritorno che ne abbiamo è un senso di ribrezzo. c’è voluto il sacrificio di 94 vite perché una invisibile lente di ingrandimento ci sbattesse in faccia la verità e la realtà: “Quell’essenziale invisibile agli occhi del corpo” grida con la forza della sua fragilità che è un figlio e allora che dire del milione e mezzo di embrioni congelati che sono attualmente posti in una dislocazione spazio temporale della gravidanza (Adriano Pessina) dove nessuna legge può tutelarlo in maniera effettiva.


Eppure abbiamo gli strumenti scientifici per vedere sin da subito la meraviglia della vita umana: il British Medical Journal, nell’editoriale del 2000, definisce l’embrione come “un attivo orchestratore del suo impianto e del suo destino” . Due anni dopo sul Nature, Hellen Pearson personalizza ancora di più il protagonismo biologico dell’embrione pubblicando il suo famoso articolo: “Your destiny from day one” “Il tuo destino dal giorno uno”. Eppure abbiamo anche strumenti filosofici ed etici per oggettivare che questo protagonismo, sin da subito, e permeato da un grande spessore relazionale tra il figlio e la madre.


Nonostante queste evidenze che dovrebbero aprire gli occhi dell’intelligenza e della ragione, ben difficilmente il termine embrione è stato collegato al termine figlio. C’è voluto il sacrificio di questi embrioni per riaprire gli occhi del cuore della gente. “Se il chicco di grano non muore…..”.
Il colloquio incrociato (Cross Talk), nei primi 8 giorni dopo il concepimento, deve essere ottimale: se non lo è si potrà avere un placentazione “non ottimale” e un peso “non ottimale” alla nascita inferiore ai 2000 gr. L’epigenetica oggi dimostra che da un peso inferiore alla norma, conseguono problemi nell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta. Tutto ciò non basta: la conservazione degli embrioni sotto azoto liquido (- 196 °) è molto diffusa a livello mondiale: secondo la Sart (Society for Assisted reproductive technology) quindi, nel 2002 gli embrioni congelati erano 400.000 e nel 2010 su un dato che riportava il Washington Post, il fenomeno diffuso negli Stati Uniti di procedere da parte di coppie giovani a fecondazioni in vitro e congelamento dell’embrioni per poi impiantarli in età più avanzata. Le autorità britanniche in materia di fecondazione artificiale (HFEA) riporta che nel ventennio 1991-2010 sono stati riprodotti più di 3.000.000 di embrioni in laboratorio tra cui più di 750.000 finiti nell’azoto liquido. In Spagna nel 2003 erano 35.000 ma già un anno dopo si parlava di circa 80.000,in Israele sono 150.000 e l’agenzia di biomedicina francese, il 31 dicembre 2006, riferiva di 175.000 di embrioni congelati.

 

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