Chi è online

 68 visitatori online

Il presente sito web utilizza i cookies per aiutare a migliorare i servizi e le informazioni ai suoi lettori.
Continuando ad usare questo sito si accetta implicitamente di utilizzare i cookie.

informativa >>


 

 
Che cosa manca all’uomo? PDF Stampa E-mail

 

Il 24 Ottobre 1964 il Beato Paolo VI proclama, con la Lettera apostolica “Pacis Nuntius” San Benedetto da Norcia Patrono e protettore d’Europa. A cinquant’anni di distanza la “via benedettina” è sempre più un percorso fecondo e attuale per la vita quotidiana di ognuno.

 

san benedetto: che cosa manca all'uomo?L’aveva scelto per la sua posizione tranquilla e strategica: in cima al centro abitato, abbastanza lontano per meditare e ricostruire, abbastanza vicino alle grandi vie di comunicazione del Centro Italia e circondato da terreni da coltivare per il sostentamento dei suoi monaci. L’aveva scelto come ultima tappa della sua vita spirituale e terrena: Montecassino sarebbe stato l’approdo. Per sé, per le sue sempre più numerose comunità e per il suo progetto, non studiato fin dall’inizio, ma reso concreto giorno dopo giorno dall’esperienza, dalle prove, dall’ispirazione soprannaturale che, fin dai tempi del Sacro Speco, Benedetto coltivava come prima linfa della sua esistenza. Montecassino era diventato, dalla metà del VI secolo, il germe della nuova Europa, e ad esso si erano ispirati Abati, Monaci e regnanti di ogni secolo per costruire e ricostruire le piccole e grandi comunità che ridavano vita e speranza a uomini e donne ormai disperati nel Vecchio Continente.

 


Il 15 Febbraio 1944, in un’Europa abitata da uomini e donne di nuovo senza speranza a causa della più grande e devastante guerra di sempre, in un’operazione strategica rivelatasi poi inutile e dannosa, gli Alleati, credendo che l’Abbazia fosse rifugio dei nazisti, radono al suolo Montecassino, restituendo tristemente al paesaggio geografico e umano quella desolazione e quella disperazione che avevano mosso il Santo di Norcia alla ricostruzione, non solo architettonica e fisica, ma soprattutto spirituale e umana, proprio a partire da lì.


Il 24 Ottobre 1964 la Cattedrale di Santa Maria Assunta e Benedetto Abate, chiesa abbaziale dell’Abbazia di Montecassino, viene riconsacrata da Papa Paolo VI che, al termine di una solenne omelia, spiega “agli uomini di oggi, a quelli che possono operare e a quelli che solo possono desiderare sia ormai intangibile e sacro l’ideale dell’unità spirituale dell’Europa, e non manchi loro l’aiuto dall’alto per realizzarlo in pratici e provvidi ordinamenti” perché “abbiamo voluto proclamare San Benedetto Patrono e protettore dell’Europa”.


Il perché è il filo ideale e pratico che negli ultimi 1500 anni ha unito idealmente questi tre episodi, rappresentativi di tre diverse fasi della vita europea, sicuramente prodromici di imminenti e simili fasi che nei secoli, come da sempre, si inseguono nelle biografie di tutte le nazioni. In tutte la fasi della storia la domanda basilare e ricorrente è sempre la stessa: di che cosa ha bisogno l’uomo? Che cosa gli manca? Chi o cosa può darglielo o restituirglielo? L’uomo cerca, in ogni epoca, il “domicilio della pace”: che sia su una “sacra montagna” o nel “mormorio delle menti”, che viva nella disperazione dell’abbandono, della solitudine, della delusione professionale e familiare, o nello sfolgorante successo e in periodi di piena serenità, l’uomo cerca ogni giorno di dare e trovare un senso alla propria esistenza. Egli, anche quando non lo sa, cerca una vita personale, una vita interiore che lo alimenti: un bisogno che non cambia mai e che desidera sempre le stesse risposte. Anzi, che le desidera soprattutto ora, epoca in cui, come proclamava a Montecassino Paolo VI, “non la carenza della convivenza sociale spinge al medesimo rifugio, ma l’esuberanza. L’eccitazione, il frastuono, la febbrilità, l’esteriorità, la moltitudine minacciano l’interiorità dell’uomo; gli manca il silenzio con la sua genuina parola interiore, gli manca l’ordine, gli manca la preghiera, gli manca la pace, gli manca se stesso. Per riavere dominio e godimento spirituale di sé ha bisogno di riaffacciarsi al chiostro benedettino”.


Il chiostro benedettino non è solo per gli “uomini della pace” – così il Beato definiva i monaci – esso è universale: è uno stile, un’impostazione e un abito che possono indossare tutti, ciascuno secondo la propria esistenza. La piccola “società ideale” che nacque nella sua forma definita e perfetta a Montecassino può ancora e per tutti avere due dimensioni: può diventare una grande società pubblica - cittadina, nazionale, europea - mentre viene resa privatamente viva da un individuale “chiostro interiore”, cioè da una personale e intima impostazione di vita che conserva all’ideale monastico la sua attualità, poiché universalmente applicabile. Solo se queste due modalità si alimentano, solo se queste due dimensioni convivono, uomo e società possono dirsi pieni e portatori di senso.


Alle 7.30 di giovedì 17 febbraio” – raccontavano nel 1980 Grossetti e Matronola ne “Il bombardamento di Montecassino. Diario di guerra” – “con un crocifisso in mano, l’abate esce fuori per primo attraverso lo spiraglio del portone [dell'abbazia] e le macerie che, fuori, in parte ostruiscono questo stretto passaggio, seguito ad uno ad uno dagli altri. Il piccolo corteo conta di imboccare la mulattiera Anzino, superare la linea del fuoco e raggiungere le retrovie. Escono tutti dal monastero, siamo forse una quarantina in tutto, in colonna. I malati e i bambini proseguono come possono. La giornata è limpidissima”.


Escono tutti: monaci e laici, bambini e anziani, in una giornata limpidissima dalla quale ricominciare. Ogni vita può subire grandi e piccoli bombardamenti e la “via benedettina” nutre proprio il conseguente bisogno spirituale e materiale di rinascita, proprio di ognuno, al di là di qualsiasi differenza personale, sociale e umana.


La Chiesa ed il mondo” – proclamava nell’Ottobre di cinquant’anni fa il Beato Paolo VI – “per differenti ma convergenti ragioni, hanno bisogno che San Benedetto esca dalla comunità ecclesiale e sociale, e si circondi del suo recinto di solitudine e di silenzio, e di lì ci faccia ascoltare l’incantevole accento della sua pacata ed assorta preghiera, di lì quasi ci lusinghi e ci chiami alle sue soglie claustrali, per offrirci il quadro d’un’officina del «divino servizio», d’una piccola società ideale, dove finalmente regna l’amore, l’obbedienza, l’innocenza, la libertà dalle cose e l’arte di bene usarle, la prevalenza dello spirito, la pace, in una parola, il Vangelo. San Benedetto ritorni per aiutarci a ricuperare la vita personale; quella vita personale, di cui oggi abbiamo brama ed affanno, e che lo sviluppo della vita moderna, a cui si deve il desiderio esasperato dell’essere noi stessi, soffoca mentre lo risveglia, delude mentre lo fa cosciente”.

 

 

Powered by © noiaprenatalis.it