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Rinascere si può – Post-aborto e Riconciliazione PDF Stampa E-mail

 

L'aborto, quando viene percepito dalla donna in tutta la sua drammaticità, apre scenari di disperazione, rabbia e autocondanna, ma anche di rimorso e pentimento. Come si colloca la visione cristiana in tutto questo? Quale speranza può offrire a chi soffre così tanto? Grazie al dono della Riconciliazione la "ferita" può trasformarsi in "cicatrice" e restituire alla donna la sua piena dignità e la comunione col figlio perduto.

 

Libro di fra Massimiliano Michielan, Edizioni PORZIUNCOLA, prefazione di Giuseppe Noia.

 

Prefazione.

Quando mi è stata richiesta la prefazione del libro, ho letto, in questa richiesta, l’ennesimo atto di amore di Gesù nei miei confronti.“Ascolta Massimiliano MichielanIsraele…”. E’ uno shemà che ho dovuto fare leggendo le pagine del libro di don Massimiliano Michielan: Gesù mi ha voluto ricordare quello che costantemente mi metteva sulla labbra: “Mi sono salvato dalla disperazione e mi salverò dalla dannazione con il sacramento della riconciliazione”. Da quanti faraoni mi ha salvato la riconciliazione, quanti “Mar Rosso” mi ha fatto attraversare, a quali terre promesse mi ha condotto, nella gioia, nella gratitudine, e nella lode, ma soprattutto aprendomi alla speranza e facendomi gustare la tenerezza stupenda del perdono di Dio! Quando ( esattamente 37 anni fa, nel 1974 ) chiesi a don Giuseppe, divenuto poi mio padre spirituale, di voler fare la confessione generale, mi disse: “Preparati”. Giorni dopo, inginocchiandomi dinanzi a lui e dicendo di voler iniziare dall’infanzia (avevo 23 anni), lui rispose: “Si, così stiamo fino a stasera! Non voglio ascoltare i tuoi peccati, vorrei che tu dicessi a te stesso queste parole: il mio passato alla tua misericordia, il mio presente al tuo amore, il mio futuro alla tua provvidenza”. Da allora ogni giovedì santo festeggio la bontà di Gesù verso gli uomini considerando quel giorno, per l’immensità dei doni elargiti, un anticipo della Pasqua di Resurrezione.
Ho iniziato con queste note personali, perché, leggendo queste pagine, ho rivisto la mia storia esistenziale e ho rivisto un rosario di resurrezioni, ogni volta diverse e ogni volta nuove come solo l’Amore di Dio può fare.
Come ginecologo e medico che da anni lavora nel mondo della donna, della coppia, della famiglia (ho aiutato a nascere più di 6000 bambini) credo che questo libro sia veramente provvidenziale e che porti un grande contributo alla pacificazione interiore di tante donne che hanno subito la devastazione dell’anima e del corpo, per aver scelto l’aborto volontario, che non è “un anonima interruzione di gravidanza” ma, è la scelta tragica della morte del proprio figlio. L’aborto esprime una nefandezza che oggi il cuore umano non percepisce più come tale poiché gli occhi del cuore sono diventati ciechi e il cuore sempre più narcotizzato. L’anestesia del corpo è considerata una paralisi percettiva del dolore del corpo; la narcosi del cuore è ben più grave perché paralizza tutta la gamma di percezioni extrasensoriali ( e che oggi la scienza ancora non riesce a spiegare ) che permettono alla madre non solo di percepire il momento del concepimento ma anche di avvertire la presenza del suo embrione ( nella mia esperienza il 100% delle donne fa autodiagnosi di gravidanza che poi conferma con il test ). La madre percepisce se un embrione è singolo o vi sono due gemelli ( 33 pazienti, pur non avendo gemellarità in famiglia, né avendo subito stimolazioni ormonali, hanno fatto autodiagnosi di gemellarità. La madre, ti sa dire ancor prima dell’ecografia o dell’amniocentesi se è un maschio o una femmina: in uno studio del nostro centro più di 16 anni fa, l’88% delle madri faceva corretta diagnosi del sesso del proprio bambino e se poi confrontavamo il gruppo di donne che faceva una corretta diagnosi con un gruppo di donne che sbagliava la diagnosi del sesso fetale, notavamo dopo il parto che queste ultime avevano una prevalenza e una gravità della maternity blues, una sorta di lieve disagio psicologico dopo il parto quasi parafisiologico, che era 7 volte superiore come prevalenza e come gravità al gruppo delle donne che avevano fatto corretta diagnosi. Tutto ciò e altre numerosissimi studi evidenziano la simbiosi del figlio con la madre veicolata sia da elementi di trasmissione biochimica e neuro umorale sia da altre relazioni a tutt’oggi scientificamente non dimostrabili. Ė questa unicità relazionale per cui la madre dona la vita al figlio ma anche il figlio dona la vita alla madre ( evidenze recentissime dimostrano che il feto invia cellule staminali protettrici e curatrici di alcune patologie materne ) che rende il rapporto tra la madre e il figlio unico e irripetibile e fa capire ancor di più come una scelta di spezzare questo legame simbiotico così complesso e meraviglioso possa portare a tutti i quadri depressivi che la letteratura degli ultimi 20 anni ha ben messo in evidenza.
libro rinascere si puòIl libro di don Massimiliano Michielan riporta alla speranza di sanare la ferita immensa che si genera dopo l’aborto volontario. Infatti, non si capisce perché accanto alla meravigliosa evidenza della pulsatilità cardiaca che la madre può oggettivamente vedere con le più moderne sonde ecografiche, permangono e aumentano le scelte tragiche di soppressione del proprio bambino. Per quale arcano mistero una madre, pur vedendo con gli occhi del corpo il proprio bambino, il pulsare del suo cuore, i suoi movimenti, può decidere poi, dinanzi a una malformazione o per altre motivazioni, di chiudere gli occhi del cuore e commettere un duplice omicidio, quello del suo bambino e quello della sua coscienza? Per quale arcano mistero la sensibilità della gente viene colpita dall’estinzione delle specie animali e non viene colpita dalla sofferenza del “cucciolo” dell’uomo? Quale imperscrutabile mutazione del cuore rende le piante e gli animali più importanti del cucciolo dell’uomo?
Il nostro tempo, è un grande Pilato, che dice alla storia dell’umanità: “ Ecce Omo” indicando l’embrione schernito ( “una vita inutile” ), coronato dalle spine della superficialità, avvolto dal mantello dell’ipocrisia di tanti ben pensanti e di tanta cultura medica eugenistica. Esso riceve gli sputi della non curanza e viene flagellato dai cultori di una tecnologia che chiama terapia l’uccisione di una vita debole. Esso è crocifisso dalla indifferenza umana. Il grande Pilato che è il nostro tempo se ne lava le mani e mostra, inconsciamente, quanta similitudine vi sia tra la storia della “Passione” e la passione dell’embrione.
La rivisitazione della fragilità umana attraverso i passi della parola di Dio, la precisazione e i chiarimenti da un punto di vista dottrinale, pastorale, etico e del diritto canonico sono uno sforzo di portare alle coscienze afflitte, quella luce di verità sulla preziosità della vita umana che oggi è tanta offuscata e sulla possibilità redentiva della riconciliazione. A chi ha il cuore nella desolazione e nella solitudine, senza orizzonti di speranza possiamo presentare la verità della parola di Dio in maniera semplice ma efficace: Pietro, Paolo, Maria Maddalena, con il loro vissuto di grandi peccatori, ci offrono esempi meravigliosi di come il Signore aspetta pazientemente, un semplice atto di umiltà per proclamare: dove più abbondò il peccato, tanto più abbonderà la grazia.
Io ho sperimentato personalmente il famoso detto sulla fragilità umana e sulla grandezza della carità fondata sull’umiltà. L’abbondanza di cui prof. Giuseppe Noiaparla la scrittura è sovrabbondanza. In effetti,. Pietro viene restituito a se stesso più grande di prima, Paolo diviene l’apostolo delle genti pur non avendo conosciuto Gesù personalmente, Maria Maddalena ha il privilegio di essere la prima a vedere Gesù risorto. “Quod non fecerit natura, fecerit pietas”: l’Amore di Dio amplifica enormemente le capacità umane e quando ci pieghiamo a chiedere umilmente il perdono, l’abbondanza diventa sovrabbondanza!



Prof Giuseppe Noia
Responsabile del Centro di Diagnosi e Terapie Fetali
Università del Sacro Cuore


 

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