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Recensione Libro: "Pillole che uccidono" PDF Stampa E-mail

 

 

Di V. Baldini E G. M. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, 2006.

 

 

Il nostro tempo ci fa constatare quotidianamente una forma di schizofrenia culturale, dove accanto a proclami di diverso tipo sulla difesa della dignità degli esseri umani e delle figure più deboli sul piano psico-sociale troviamo altrettanti proclami e battaglie in favore della libertà incondizionata e individuale di ogni scelta, spesso accompagnata da una assoluta indifferenza dinanzi alla vita debole e alla sua sacralità.Nella metafora dell’esistenza umana troviamo molte similitudini tra l’embrione e la famiglia: la solitudine scientifica, giuridica, politica e psico-sociale che accompagna l’embrione è la stessa solitudine che accompagna l’istituto familiare; così come l’embrione si pone sempre più come “segno di contraddizione”, nell’ultimo decennio anche l’istituto familiare è salito agli onori della cronaca come campo di opposte fazioni e di contraddizioni per la  famiglia e sulla famiglia.

 

Il contributo di V. Baldini e G. M. Carbone “Pillole che uccidono”, Edizioni Studio Domenicano, 2006, affronta l’ambito delicato e fondamentale dei destini della vita ai suoi albori, fornendo conoscenze su conoscenze, in maniera rigorosamente scientifica, su alcuni concetti basilari della interazione tra l’assunzione di farmaci (pillola estroprogestinica, detta contraccettiva, pillola del giorno dopo e pillola del mese dopo, RU486) e l’azione sulla vita dell’embrione umano sin dal suo primo viaggio intratubarico (i primi 8 giorni dal concepimento), l’attuazione dell’impianto e le iniziali settimane della sua esistenza nella “prima casa dell’uomo”.La metodologia usata è stata quella di rivisitare analiticamente molti contributi scientifici di spessore e di attuare una sorta di metanalisi accurata e sapiente. I contributi dei vari gruppi di ricercatori pubblicati sono integrati con evidenze statistiche ineccepibili che diventano di forte impatto sulla riflessione etica che ne deriva.

 

Una prima caratteristica, di forte originalità, è quella di far parlare la così detta scienza laica affinché vengano sgombrate le pregiudiziali che la riflessione sia preconfezionata da una critica rigorosa ma ideologica.Una seconda caratteristica è che la letteratura è ricca e pertinente e diventa un sussidio indispensabile per chi vuole acculturarsi ancora di più (medici, opinion-leaders, giornalisti, educatori, antropologi e sociologi), a qualsiasi filone di pensiero appartengano, sulla base del principio: “contra factum non valet argumentum”.La terza caratteristica riguarda la riproducibilità delle conoscenze che gli autori hanno reso fruibili anche per chi non ha una cultura medica di base.

 

Infatti, il contributo maggiore del libro è finalizzato a una pedagogia che formi le coscienze, che mira ad educare coniugando informazione e conoscenza. Una particolare offerta sembra diretta verso le generazioni più giovani che alla istintualità biologica delle pulsioni spesso non uniscono (non vogliono, non possono, o non sono capaci) una maturata integrazione con la riflessione e la responsabilità. La sessualità come dono e responsabilità è possibile, non è una chimera poiché ogni forma di conoscenza che mira alla verità sulla persona umana apre alla consapevolezza e all’equilibrio umano più vero.Purtroppo, l’uomo contemporaneo non sempre è disposto ad aprirsi alla sana e consolidata forza della ragione: ecco perché la disarmante evidenza della continuità della vita umana e della relazionalità biologica e psico-dinamica che c’è tra l’embrione e la propria madre interroga, con questo contributo, la coscienza del lettore. Infatti, le “pillole che uccidono” esistono veramente e distruggono tutta la preziosità della vita umana.

 

E’ un lavoro in salita ma come ogni valore va ricercato appassionatamente e con tenacia: “Se vuoi trovare la sorgente devi andare contro corrente” (Giovanni Paolo II, Trittico Romano, 2002).Gli autori sono ben consci di tutto questo e forti della forza sulla verità dell’ uomo offrono elementi di sicura valenza scientifica e di vera sapienza umana. 

 

 

 

                                                                                              Giuseppe Noia

 

 

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