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Corte Costituzionale Giugno 2012 PDF Stampa E-mail

 

Di fronte alla decisione della Corte Costituzionale di dichiarare manifestamente inammissibile il ricorso presentato dal Giudice Tutelare di Spoleto per valutare la legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge, indicante le circostanze che permettono l’aborto entro i primi 90 giorni visto che potrebbero violare gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 32 (tutela della salute) della Costituzione, il Consiglio Direttivo dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici sente la necessità di manifestare pubblicamente i sentimenti, che il comportamento dei Giudici ha suscitato: delusione, timore, dolore.

DELUSIONE: il 20 giugno u.s. per la prima volta la Corte Costituzionale Italiana è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge 194/1978 senza la necessità di dover ricorrere a riflessioni antropologiche filosofiche, ma tenendo conto delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha stabilito l’inizio della vita umana nel momento del concepimento sia esso naturale che artificiale affermando “costituisce un «embrione umano» qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e a svilupparsi.” Ma i Giudici della nostra Corte Costituzionale hanno scelto di non tenere conto delle motivazioni addotte dal Giudice ricorrente perché entrando nel merito della questione posta sicuramente avrebbero dovuto dichiarare l’ incostituzionalità della legge 194/1978.

TIMORE: l’ennesimo rifiuto della Corte Costituzionale di entrare nel merito della legge 194/1978 per verificare se il suo contenuto rispetti i diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti oltre che dalla nostra Costituzione dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e per quanto ci riguarda più da vicino dalla Dichiarazione sui diritti del fanciullo approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1959 a New York, nel cui preambolo è scritto che ‘il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita’, è un’evidente dimostrazione della volontà della Corte di negare la protezione legale appropriata richiesta e dovuta da uno Stato veramente democratico al più debole, al più indifeso e più povero dei suoi cittadini.
Queste decisioni ed altre accrescono in noi il timore che la legge non è uguale per tutti! Sicuramente non tutela l’embrione, che ne avrebbe più bisogno per la sua immaturità fisica ed intellettuale, e la cui possibilità di continuare a vivere dipende - senza alcuna limitazione - esclusivamente dalla volontà di sua madre, che nei primi 90 giorni della gravidanza può decidere se far vivere o morire il figlio che porta in grembo.
E’ innegabile che in queste decisioni ci siano più motivazioni ideologiche e politiche che giuridiche!

Dolore: 34 anni di applicazione della legge 194/1978 hanno prodotto più di 5 milioni e mezzo di aborti volontari! Un numero così grande ed impressionante di vite umane interrotte avrebbe dovuto indurre i Giudici a valutare se la legge 194/1978 tuteli la vita umana dal suo inizio, rispetti il diritto alla vita degli embrioni umani, o non sia, piuttosto, diventato un mezzo per il controllo delle nascite. La cecità e la sordità della Corte Costituzione di fronte a questo eccidio accresce il nostro dolore per tutti i bambini cui è stato impedito di nascere e per le loro mamme e papà, la cui coscienza non nega la gravità del gesto compiuto e li costringe a combattere con la sindrome post abortiva.

Come operatori impegnati quotidianamente al servizio della vita umana nascente non possiamo tacere l’abuso da parte delle donne, il più delle volte lasciate sole a decidere e spesso mal consigliate anche dagli Operatori delle Strutture che dovrebbero offrire loro sostegno ed aiuto, e degli Operatori Sanitari del ricorso all’aborto volontario senza gravi motivi reali e documentabili per la loro salute anche dopo i 90 giorni di gravidanza.
Per questo riteniamo molto grave per il bene comune della nostra Italia e dell’Umanità tutta la decisione della Corte Costituzionale e ci auguriamo che quanto prima chi ha a cuore il rispetto della dignità e della vita umana si mobiliti per fare ciò che i Giudici non hanno voluto fare.

 

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