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Tre giorni di Fede e di Gioia PDF Stampa E-mail

 

 

Quando siamo arrivati, io e mio nipote Filippo, attraverso i Monti Nebrodi, da Nicosia a Mistretta, la montagna ci parlava col linguaggio della bellezza e quella luce tersa. Quell’azzurro ci penetrava nell’animo e ti sentivi nella pace di Dio. Rallentammo l’andatura per gustare il paesaggio, il sole era tiepido e ci piaceva sentirlo sulla pelle. Ad un tratto, dopo una curva, una “paletta” ci fece inchiodare i freni della macchina: non era quella della polizia ma una “paletta” speciale, quella di una distesa di fichi d’India che si sporgeva minacciosa e provocatoria sulla strada.

 

Come disse Alberto Sordi in un film, dinanzi a un piatto di pastasciutta: “Mi hai provocato e me te magno”, decisi di imitarlo. Scendemmo dalla macchina e cogliemmo, con la tecnica del bicchere di plastica, ideata da Filippo, una trentina di fichi d’India. Mi sentivo tornato bambino, quando con mia sorella in campagna raccoglievamo i fichi d’India e li mangiavamo sul posto, dopo averli aperti con particolare maestria. In un tratto successivo, salendo sulla montagna avvistai lungo i bordi della strada una lunga serie di rovi con bellissime more mature che ci invitavano al “ desco “. Mi sono detto: “ Ma perché lasciare alla pioggia tutto questo ben di Dio?” E con grosso spirito di servizio, mentre Filippo si gustava il panorama, mi  misi a raccogliere tante more e a gustarle con vero piacere, in mezzo a quella natura silenziosa e bellissima.

 

E’ così che mi ha accolto Mistretta per la “Festa della Vita”: ci preparavamo a mangiare gioia e fede, quello era solo “l’antipasto”. In effetti nei giorni successivi la fraterna accoglienza di Padre Michele, di Angela e Marco Faillaci, la irrefrenabile esuberanza di Maria, Giuseppe, Piergiorgio,  Chiara e Sebastiano, ci hanno messo nel cuore una tale disposizione alla gioia che i così detti “impegni” del concerto di sabato 12 e della Tavola Rotonda di domenica 13 sono diventati altri momenti importanti per “mangiare” gioia e fede. Il paese di Mistretta è dolcissimo: la gente ti saluta pur non avendoti mai visto. Mio nipote Filippo usciva il pomeriggio per scambiare quattro chiacchere con i vecchietti seduti lungo la strada a contemplare la vita, quella degli altri e la propria, spesso ammantata di solitudine. I preparativi di Ferragosto e quelli per la festa di S.Sebastiano, i “Giganti”, le granite, le preghiere con Padre Michele al mattino, la messa a S.Giuseppe e le buonissime colazioni con le suore: tutto parlava di semplicità, di delicatezza e di ospitalità sincera. Come è bello quando il naturale e il soprannaturale si mescolano nel nostro cuore in maniera invisibile ma fortemente sensibile come avviene quando dentro di noi il Signore e la Sua grazia coabitano con la tua povera natura! E’ incredibile quanto sia ostinata la tenerezza e la misericordia di Dio e soprattutto quanto sia vero il detto : “Gustate e vedete quanto è buono il Signore”. Mi sono chiesto sinceramente perché Lui mi ha portato in questa cittadina siciliana e ho trovato le risposte.

 

Da circa 2 anni un centinaio di persone portano avanti una grande testimonianza di fede: l’adorazione continua del Santissimo Sacramento! Sono rimasto ammirato da questa fede genuina dinanzi al mistero dell’amore di Dio: ecco il segreto di questo posto. Il soprannaturale coabita col naturale e il “dialogo” continua, dentro e fuori le persone, anche se queste categorie dello spazio diventano molto risibili a spiegare l’umiltà di Dio: Gesù “vuole”  abitare in noi con tutto l’Amore con cui riusciamo e vogliamo accoglierlo. E qui, a Mistretta, Gesù è accolto: c’è un grande apostolato per la vita nascente, per la famiglia, per la cultura della vita. C’è addirittura una televisione che è impegnata a fondo nella diffusione di questi valori che sono cristiani, umani e civili. Ma Chi, se non la presenza intima di Dio Eucaristico, poteva sostenere e amplificare il desiderio di amare la vita, difenderla, promuoverla per propagarne la sacralità e la dignità a tutti i livelli? E’ proprio vero che siamo i tralci e quando siamo ben legati alla “Vite”, possiamo dare tanti frutti. A noi la scelta! Grazie, Mistretta, di questi 3 giorni di gioia e di fede.

 

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